La morte di Shimon Peres non è quella di un «grande uomo».

Infatti, molti grandi uomini muoiono tutti i giorni senza che nulla ne consegua, se non, diceva Rashi, «La grande ruota del lutto che gira nel mondo».

È la morte di uno dei nostri ultimi sognatori.

Di un uomo di Stato il quale, ricordando come il proprio Paese fosse nato da un sogno, poteva dargli lo splendore e la grazia del sogno.

È quella di un principe sognatore che sapeva come, nella tempesta, il sogno non sia la parure o il festone della politica, ma il suo tessuto!

Sapete cosa diceva agli altri capi di Stato? Niente discorsi arzigogolati ricchi di parole e poveri di significato.

Peres diceva semplicemente che l’uomo che non sogna è un mendicante, un irrimediabile indigente, bisognoso dell’anima e dello spirito; e che nessuna intelligenza è valida se non è spronata dal sogno.

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“Ho sempre saputo, fin dalla prima adolescenza, che chiunque si trovi costretto a pianificare con attenzione tutte le tappe del proprio viaggio, mentre lo fa, egli è autorizzato a sognare, in ogni singolo istante, la propria meta.”