Il sogno di Sofia, la mamma di Erasmus.

Erasmus, il programma di libero scambio di studenti in Europa, è stato partorito dalla mente di una sognatrice caparbia e illuminata: la Professoressa Sofia Corradi.

ERASMUS è sì l’acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, ma anche il nome dell’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam (XV secolo), che viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture.

Il sogno di Sofia –

Il sogno della Professoressa Corradi nasce da una pesante sconfitta, che la vede protagonista quando, circa 30enne, si vede negato il riconoscimento in Patria dei prestigiosissimi studi, e relativi titoli, conseguiti all’Estero.

Come ogni sognatore che si rispetti, la frustrazione lascia immediatamente spazio allo spirito guerriero ed è così che Sofia dà il via ad una battaglia serrata per far sì che non solo a lei, ma a tutti gli studenti che desiderino studiare e specializzarsi in Università europee distanti da casa, venga riconosciuto il curriculum studiorum conseguito.

Dal 1969, ‘Mamma Erasmus’ deve attendere e perseverare per ben 18 lunghi anni, prima di vedere il proprio sogno prendere sostanza. Siamo infatti nel 1987 quando i primi 3.000 studenti hanno l’ok dell’Europa alla mobilità in Atenei intra-comunitari.

Nel 2016, a 30 anni dal varo del progetto, il Re di Spagna e il Presidente della UE, le assegnano il prestigioso premio Carlo V, massimo riconoscimento per le personalità che hanno contribuito alla nascita dell’Europa.

I numeri di Erasmus –

4.000 gli Atenei coinvolti 

4 milioni gli studenti che ne hanno beneficiato

2 miliardi di Euro il finanziamento medio annuale

 

fonte: ilgiornaledigitale

«Studiare all’estero mi ha cambiato la vita ed è quello che ancora oggi (83 anni, n.d.r.) racconto agli studenti nei tanti incontri che faccio. La cosa bella è che dopo le chiacchierate spesso si va a cena insieme, e quasi sempre mi chiedono di andare in discoteca con loro. Un’amica psicologa mi ha detto che è un modo per ringraziarmi per averli incoraggiati a volare fuori dal nido, ed è il massimo per un educatore: prima o poi mi sa che accetterò l’invito» (fonte: La Stampa Cultura)